C’è un’idea che gira da anni tra chi si avvicina al personal training, ed è quasi sempre la stessa: per ottenere risultati bisogna allenarsi cinque o sei volte a settimana. Più sedute uguale più risultati, come se fosse una semplice equazione matematica. È un’idea intuitiva, ma è anche una delle ragioni principali per cui molte persone abbandonano un percorso dopo poche settimane: si danno un obiettivo insostenibile, lo reggono per un mese, poi la vita normale (lavoro, famiglia, imprevisti) si riprende lo spazio che avevano tolto, e il percorso salta.
La realtà, guardata con un minimo di rigore scientifico, è più semplice e anche più rassicurante. Il corpo umano non risponde all’allenamento in modo lineare rispetto al numero di sedute. Risponde al carico complessivo, alla qualità dello stimolo, e soprattutto al recupero che gli permetti di avere tra una sessione e l’altra. Un muscolo non cresce mentre lo alleni: cresce nelle ore successive, mentre recuperi. Se riempi la settimana di sedute senza lasciare spazio a quel recupero, non stai accelerando il risultato, lo stai rallentando, o nella peggiore delle ipotesi lo stai vanificando del tutto.
Per la maggior parte delle persone che seguo, un percorso costruito su tre sedute settimanali ben strutturate produce risultati superiori rispetto a un percorso da cinque sedute fatte in modo confuso o senza una vera programmazione dietro. Non è una questione di quantità di tempo investito, è una questione di cosa succede in quel tempo. Tre allenamenti pensati, con un obiettivo chiaro dietro ogni singola seduta, battono cinque allenamenti improvvisati quasi sempre.
C’è poi un aspetto pratico che nessuno dice abbastanza chiaramente: un percorso da sei sedute a settimana è quasi impossibile da sostenere a lungo per chi lavora, ha una famiglia, ha una vita fuori dalla palestra. E un percorso che non riesci a sostenere non è un buon percorso, per quanto teoricamente perfetto possa sembrare sulla carta. La costanza nel tempo conta più dell’intensità della singola settimana. Meglio un programma da tre sedute che porti avanti per sei mesi senza saltarne una, che un programma da sei sedute che reggi per tre settimane e poi abbandoni per stanchezza.
Questo non significa che tre sedute vadano bene per chiunque in ogni condizione. Chi ha obiettivi molto specifici, tempistiche strette, o lavora su aspetti particolari della performance, può avere bisogno di una frequenza diversa. Ma la frequenza giusta si costruisce a partire dalla vita reale della persona, non da un numero preso come regola generale valida per tutti. Il primo lavoro che faccio con chi inizia un percorso con me non è decidere quante volte si allena, è capire quanto tempo può davvero, realisticamente, dedicare senza che diventi l’ennesima cosa mollata a metà.
Una cosa che dico spesso ai nuovi clienti, anche se non è quello che si aspettano di sentire: se in tre mesi non hai mai saltato una seduta e non ti senti mai stanco, probabilmente il programma è troppo leggero, non troppo pesante. Il timore di “esagerare” porta molte persone a scegliere programmi talmente conservativi da non produrre quasi nessuno stimolo reale. Io preferisco un programma da tre sedute che ogni tanto ti mette davvero alla prova, piuttosto che uno da cinque che non stanca mai nessuno.
Se c’è una cosa che mi sento di dire con sicurezza, dopo anni di check periodici e programmi seguiti da vicino, è questa: il tempo che serve davvero non è mai il numero che ti aspetteresti guardando i social. È il tempo che riesci a sostenere con costanza, dentro la tua vita reale, non dentro una vita ideale che non hai.
Francesco Brasilio, Personal Trainer e Preparatore Atletico
